Arte, natura e colori a Coazzolo: Vigna dei pastelli e Chiesa della Beata Vergine del Carmine

Le Langhe e il Monferrato possono essere ormai considerate come un unico grande territorio, ricco di sorprese, che non smette mai di stupire, un luogo dove la connessione tra uomo e natura raggiunge vette altissime. Non per niente rientrano nella lista dei patrimoni dell’umanitĂ  dell’UNESCO. Parlando di sorprese, non possiamo non citare Coazzolo, un comune della regione storica dell’Astesana, proprio tra Langhe e Monferrato, al confine con la provincia di Cuneo (Neive dista solo tre chilometri), dove l’arte contemporanea si fonde perfettamente con le tradizioni locali, tra le quali spicca, neanche a dirlo, la coltivazione della vite.

Questo itinerario di bellezza artistica e meraviglia naturale raggiunge il culmine nelle colline poco sopra Coazzolo, dove svetta la Chiesetta della Beata Vergine del Carmine. L’edificio, che risale al XVIII secolo e oggi sconsacrato, viene ridipinto nel 2017 da David Tremlett, artista inglese noto per la tecnica del wall-drawing, che ha giĂ  operato nelle Langhe, dipingendo, insieme all’americano Sol LeWitt, l’ormai celebre Cappella della SS Madonna delle Grazie, immersa tra i vigneti di Barolo del Comune di La Morra (CN) e che è per tale ragione conosciuta anche come Cappella del Barolo.

L’intervento di Tremlett, fortemente voluto dall’assessore Silvano Stella, copre oltre 300 metri quadri di superficie pittorica, che può essere suddivisa in tre parti, caratterizzate da tre colori dominanti: Terra di Siena per il corpo della Chiesa, giallo per l’atrio porticato e verde oliva per il basamento e la sacrestia. La tecnica pittorica del wall-drawing e i colori utilizzati suscitano lo stupefacente effetto di creare tra la Chiesetta e la natura circostante una perfetta armonia.

Finito di ammirare questo splendido edificio, una breve camminata, prima su asfalto e poi su una breve salita sterrata, continua a riempire gli occhi di colori e meraviglia, specialmente in autunno, quando il foliage rende questo territorio a dir poco magico. Il paesaggio sulle colline di Moscato è da mozzare il fiato, i colori allietano la vista e i profumi inebriano l’olfatto. Neanche il tempo di contemplare tale bellezza che, in cima alla salita, troviamo un altro tripudio di colori: la Vigna dei Pastelli.

Si tratta di una curiosa installazione, fatta di pastelli giganti colorati al posto dei paletti di legno che solitamente sono posti all’estremitĂ  dei filari delle viti. Siamo nella proprietĂ  dell’Azienda Agricola Anfosso Piercarlo, un gentile agricoltore che ho avuto la fortuna di conoscere qualche settimana prima presso il Castello di Coazzolo, partecipando a un incontro di formazione rivolto alla comunitĂ  Locals dell’Ente Turismo Visit Langhe Monferrato e Roero, un fantastico progetto di cui ho la fortuna di far parte e del quale parlerò presto in questo blog.

Tornando ai pastelli colorati, la magia è estesa dal fatto che questo trionfo di colori si erge su un punto sopraelevato della collina di Coazzolo e accompagna lo sguardo del visitatore dalle colline di Moscato fino al Monviso. La sensazione di meraviglia che si prova è indescrivibile.

Ma non è finita qui. Coazzolo sta diventando sempre di piĂą il fulcro dell’arte contemporanea nel territorio, ospitando, infatti, anche una delle panchine giganti del progetto “Big Bench“, ideato dal designer statunistense Chris Bangle, che comprende numerose panchine, alte circa due metri e mezzo, in diverse zone del Piemonte. Quella di Coazzolo potete vederla nella foto sopra.

Le sorprese, però, non sono ancora terminate. Scendendo dal centro del paese verso la panchina, poche decine di metri prima, sempre sulla vostra sinistra, noterete un piccolo anfiteatro, che si affaccia sulle meravigliose colline circostanti. Anche questo è stato voluto da Silvano Stella e la sua bellezza non è solo visiva. Tutti i giorni, al tramonto, da questa particolare costruzione si diffonde della piacevolissima musica.

Infine, il piccolo comune astigiano ospita, all’interno del Castello, un’altra particolare installazione artistica: è il “Terzo Paradiso” di Michelangelo Pistoletto, un’opera realizzata interamente con delle vecchie damigiane recuperate a nuova vita e piantate nel terreno del parco antistante il castello a formare il simbolo del Terzo Paradiso, appunto. Esso rappresenta, secondo l’autore, la sintesi tra il primo paradiso, in cui gli esseri umani erano totalmente integrati nella natura, e il secondo, quello artificiale, fondato sull’intelligenza umana. Il terzo paradiso, dunque, è la connessione tra i primi due, la terza fase dell’umanitĂ , in cui si realizza il perfetto equilibrio tra natura e artificio, che pochi luoghi al mondo sanno esprimere come Langhe, Monferrato e Roero.